giovedì 31 agosto 2017

l'oblio

Non ho ancora capito il senso delle tue parole,
quello che vagheggiano.
Ma le ascolto
e adesso taccio,
per lasciare spazio al tuo silenzio
che piano piano sovrasta le altre parole,
gli altri suoni,
e mi estorce ricordi di luoghi che non avevo visitato mai, ma che pure
riverberano le loro eco sulle scoscese pareti,
tra le angosce che ricercano
e dalle quali sfuggono sfiorandole.
Tocco furtivo carico di conseguenze, ma, ahimé,
le tue parole non se ne avvedono
e corrono, calpestano, strisciano sui vetri rotti
delle finestre, per entrare da altre finestre d'altre case.

Vorrei che la notte indugiasse sul suo cammino, al calare.
Vorrei trovare il sonno abbandonando il capo sul cuscino,
senza restare sulla soglia,
tra il desìo e la bisogna,
tra pensiero e voglia,
tra il sopore e la veglia.

Se potessi non lascerei che le distanze che ci separano cancellassero quel ch'è ormai lontano,
perché l'oblio ripete, e ripete, e...

Mi piacerebbe donarti il filo che ti porterebbe
fuori dal tuo labirinto ciclico
- privato inferno degli ignavi in terra.
Mi allontanerò forse un giorno dall'odissea dei circoli senza vertice
e delle trame senza ordito.



E forse un giorno anche tu getterai le tue funi in un porto. (around 1996)

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