venerdì 20 marzo 2015

Sul lavoro... (parte seconda)

 ...anche perché del lavoro così com'è si può dire solo una cosa: andrebbe semplicemente ABOLITO!!! 

Il fatto... è che... il lavoro che ti piace non te lo lasciano fare. 

Se vuoi lavorare in un ufficio, call-center, supermercati, e simili... non c'è problema (a livello fiscale).
Vuoi fare: il fotografo, musicista, attore, ballerino, artista, libero professionista sprovvisto di albo protetto e riconosciuto?
Lo stato ha bisogno dei tre quarti di quello che guadagni... Oh, ma solo se superi i 5500 lordi annui...
ah, certo, solo se...
e cosa ci fai con meno di 5500 lordi annui?
N'altro po' e non è manco una paghetta da adolescente...

Poi spesso cambiano le regole, a sorpresa. Laurea triennale? Non serve più a niente. Non la puoi usare per insegnare nelle scuole pubbliche: niente concorsi.

Vedi come viene valorizzato il lavoro (e lo stidio) in itaGlia?

Vabbé, ma che sarà mai lavorare in un call-center?

E quando non immaginavo ci ho provato, più volte. La prima a 27 anni, prima avevo fatto solo la baby-sitter, imbustato stampe per un'associazione culturale, custode di una piccola mostra...
Ma cose saltuarie.

Del call-center la cosa peggiore non è tanto il fatto di dover rompere i coglioni alla gente a casa sua, magari all'ora di cena, sempre col più o meno chiaro intento di vendergli qualcosa, truffarli, fotterli, tenerli a forza nell'elenco abbonati di una rivista... anche quello, ma il problema vero è l'ambiente di “lavoro” (se si può chiamare lavoro telefonare ripetendo a macchinetta una serie di proposte e domande).
I capò, nello specifico, sono il problema! Gente tendenzialmente gretta e ignorante, altre, invece, semplicemente dei gran frustrati. Una volta m'è capitato un laureato a pieni voti in matematica, che godeva sadicamente nel farti subodorare il possibile “non rinnovo” del contratto... e il piacere con cui me lo disse “non sei nei turni e non sarai nemmeno nei prossimi perché il contratto è in scadenza e non abbiamo più bisogno di te!”.
Non gli avevo fatto niente, ma ero un'altra tacchetta sul suo personale libretto degli operatori che era riuscito a far mandare a casa convincendo la Cinghialona, ché le decisioni non le prendeva mica lui, le prendeva questa tizia che era solita fare irruzione coi suoi zoccoloni (scarpe aperte, mentre noi eravamo obbligati a mettere scarpe chiuse pure con 40 gradi all'ombra) e quel tono da SS tragicomica dei poveri “Ragazzi, però... l'acqua! Ogni tanto, usatela! che non vi fa male!”...

Si divertivano poi a mettere a mille il riscaldamento in inverno e poi aprire la finestra non appena toglievi il maglione. Tu rimettevi il maglione e loro richiudevano la finestra.
In estate idem: aria condizionata in modalità polo-nord – e tu, sprovveduta, priva di sciarpa e piumino da montagna!...
Me ne sono lamentata una volta: un mese dopo, finita l'estate, hanno iniziato a nn darmi più turni...

In un altro call-center decidevano loro dove dovevi sederti. Se si accorgevano che scambiavi due parole col vicino/a di posto da quel momento in poi non ti ci lasciavano più sedere accanto.

In molti call-center non rispettavano le pause 626 e guai a lamentarsi – difatti fu per quello che il matematico frustrato mi prese di mira...

E l'arroganza con la quale alcuni insistevano nel dire che non ce l'avevi il diritto a questa pausa!

Il call-center più civile in cui ho lavorato era un call-center che rifilava truffe ai poveretti che si erano già indebitati spropositatamente per fare un acquisto di uno o più migliaia di euro. Mettiamo che sottoscrivessero una revolving rateale da 100 euro al mese? Il debito di 1000 euro diventava, alla fine un debito di 1400, se ben ricordo, perché pagavano tutti i santi mesi un interesse di una 20-30 euro... ma se sceglievano rate da 50 il debito poteva direttamente raddoppiare!
Bene, a questi qui proponevamo un'assicurazione che avrebbe dovuto tutelarli in caso di infortuni, perdita del lavoro, morte... a me e diverse altre operatrici sono capitate signore che hanno risposto, magari anche cortesemente, di non essere interessate perché il marito era morto e l'assicurazione non aveva coperto un bel niente!

Lì quando non mi hanno rinnovato il contratto sono stata felice, perché, come dicevo sempre: quel lavoro mi stava rovinando il karma.

Non parliamo delle selezioni nelle interinali coi giochini di ruolo... tu cerchi un lavoro e loro ti chiedono di umiliarti facendo l'imbecille in uno stupido giochino tramite il quale ti esaminano.

E i test psicologici in generale?

Sempre per lavorare in un call-center...

Per lavorare in una reception, soprattutto nelle banche, invece, devi premunirti di paresi facciale, perché se non sorridi h24 prima o poi qualcuno si lamenterà di te.

E l'abbigliamento richiesto? Mi tieni in ostaggio 8 preziosissime ore della mia vita ogni giorno... e poi pretendi pure di dirmi come mi devo vestire?

Di fronte a queste violenze basilari le molestie sessuali sul lavoro mi paiono pure il meno... o più che altro: un ovvietà!

Arbeit Macht Frei......


ps ...no, oggi non ci sono andata a cercare lavoro... facciamo lunedì... o giovedì...

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